11.02.2019

A cosa serve il Data Storytelling? A mettere dell’emozione nelle decisioni e non solo

Mentre la raccolta dei dati si è generalizzata a tutti i livelli dell’azienda, l’analisi e la trasmissione dei risultati resta una pratica inaccessibile per la maggior parte dei collaboratori. Il Data Storytelling offre una soluzione semplice e concreta alla problematica della fruibilità e dell’accessibilità delle informazioni complesse in azienda.

 

 

Il Data Storytelling è la conseguenza logica di una presa di coscienza progressiva nel mondo della Business Intelligence. La prima constatazione riguarda la visualizzazione dei dati o Data Visualization. Si capisce che il modo lineare di presentare i dati, utilizzato per esempio da Excel, presenta molti limiti. Ecco che l’utilizzazione della Data Visualization si diffonde. Permette di visualizzare i dati sotto forma di grafici interattivi e di renderli rapidamente comprensibili. Fa sì che la trasmissione di un’informazione complessa diventi semplice.

 

È il data journalism che, rivolgendosi al grande pubblico, rende popolare questa pratica.

Lo step successivo? Applicare questi principi alle diverse professionalità aziendali. Nel momento in cui vengono utilizzati non solo le rappresentazioni grafiche, ma anche tutti i codici del data journalism e del giornalismo, nasce una nuova categoria della Business Intelligence: il Data Storytelling.

 

IL RACCONTO È UN ECCEZIONALE VEICOLO DI INFORMAZIONE

 

Già nel Medioevo, gli spettacoli di strada e le loro storie erano un complemento all’insegnamento religioso per la gente incolta. La narrazione permette di rappresentare dei concetti complessi facilitando la comunicazione di informazioni chiave. Le favole per bambini seguono questo principio e permettono la trasmissione dei valori morali attraverso la narrazione. Il bambino assimila senza sforzo i meccanismi sociali, come le conseguenze negative delle menzogne.

 

Secondo Jennifer Aaker, psicologa e professoressa di marketing a Stanford, ci si ricorda di una storia 22 volte meglio che di una statistica. Ecco quindi che raccontare la storia della performance di un reparto aziendale ha senso. La narrazione permette di capire meglio i fattori di successo e aiuta a comunicarli a tutti.

 

 

IL DATA STORYTELLING CONSISTE NEL RACCONTARE DELLE STORIE A PARTIRE DA DATI SCELTI PIUTTOSTO CHE MOLTIPLICARE I GRAFICI E GLI INDICATORI

 

Il Data Storytelling è la perfetta alchimia tra le tecniche ancestrali di trasmissione della conoscenza e dell’informazione – raccontare storie – e quello che di più astratto e austero è riuscita a produrre la modernità: i valori di performance di un’azienda. Il Data Storytelling consiste nel partire dalla materia bruta per trasformarla in storie, le storie Business dell’utente. Invece di costruire dashboard e di accumulare grafici, si creano scenari. Invece di focalizzarsi sulla struttura degli indicatori e dei dati bruti, ci si focalizza sulle aspettative del pubblico.

 

A partire dagli stessi dati non si racconta la stessa storia ai manager per sensibilizzarli al bilancio sociale dell’azienda e agli addetti al controllo di gestione che devono monitorare il costo del personale. Raccontare quella storia che può di indurre all’azione un determinato pubblico è il modo migliore per raggiungere l’eccellenza operativa. Un valore bruto è difficile da interpretare, mentre raccontare una storia provoca sempre un effetto.

 

La storia è completa se sono presenti tutti i fattori contestuali: i dati pubblici INSEE, i dati meteorologici o i dati di mercato. E la forza della storia si costruirà senza dubbio intorno al confronto automatico tra entità, Business Unit, territori, prodotti, competitori o clienti. Ma non è tutto: la chiarezza dell’informazione presentata è essenziale e per questo bisogna saper organizzare l’informazione!

 

IL DATA STORYTELLING ORDINA L’INFORMAZIONE

 

Nel Data Storytelling non si presentano tutti i dati all’utente dicendogli «Arrangiati !». Al contrario si sceglie accuratamente quello che gli viene presentato. E di sicuro ci ringrazierà. L’analista ha il tempo, le competenze e le capacità per esplorare in modo più o meno approfondito un database. Il neofita non ha né il tempo, né l’accesso alla formazione (né manco il desiderio di essere formato) per realizzare questo tipo di attività. Dare uno strumento di esplorazione ad un utilizzatore qualunque dicendogli «hai tutto quello che ti serve per sfruttare al 100% il tuo database» significa non prendere in considerazione i suoi bisogni. Per pigrizia, per fastidio o per mancanza di competenze, non si fa lo sforzo di gerarchizzare, classificare e ordinare l’informazione.

 

Portereste un dizionario integrale in spiaggia d’estate se non foste uno specialista? No. Portereste un buon romanzo? Sì.

 

A partire dalle stesse parole, lo scrittore sceglie di gerarchizzare l’informazione mentre l’enciclopedista lascia questo compito al lettore. È lo stesso per l’accesso completo a un database e un’app di Data Storytelling: la differenza tra i due sta nel lavoro fatto per organizzare e strutturare l’informazione.

 

L’effetto Dizionario, esaustivo e incomprensibile

dataviz

 

 

L’effetto Racconto, semplice e gerarchizzato

data storytelling | Toucan Toco

Provate qui questo Data Storytelling

 

 

NELLE DECISIONI C’È ANCHE UNA PARTE DI EMOZIONE

 

La presa di decisione non è puro raziocinio. I neuroscienziati hanno dimostrato che le decisioni vengono prese a livello della corteccia prefrontale, sede della gestione delle emozioni. Per far passare un messaggio bisogna rivolgersi alle emozioni delle persone. Come? Raccontando una storia. La narrazione fa appello all’immaginazione e all’emozione. Le pubblicità dei prodotti di grande consumo utilizzano già lo storytelling per creare una connessione emotiva. Non mettono più in evidenza un prodotto, ma una storia, un’esperienza.

 

Queste storie ci permettono di suscitare delle emozioni e condividere meglio le nostre informazioni. L’obiettivo di una presentazione aziendale è di convincere gli interlocutori a prendere una decisione o a compiere un’azione, non di renderli più colti. Oggi la maggior parte delle riunioni si focalizza sulla presentazione di informazioni fattuali. Eppure gli individui sono meno sensibili alle statistiche che alle storie. Il Data Storytelling permette di immergersi nelle emozioni partendo da informazioni quantitative.

 

Se preferite condividere con i vostri collaboratori un buon romanzo piuttosto che un dizionario, se avete capito che bisogna convincerli e spingerli a passare all’azione attraverso le emozioni, allora il Data Storytelling è quello che fa per voi.

 

Kilian Bazin, cofondatore di Toucan Toco

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